Descrizione
Florina Pop: Super-rovine: mo(nu)menti tra passato e futuro
Simon Berger: Restauro e manutenzione. Esperienze da monumenti tutelati nel Cantone dei Grigioni
Martin Portmann: Monitorare e curare – esperienze nella manutenzione delle rovine
Jakob Obrecht: Osservazioni sul degrado delle rovine di castelli e sui danni conseguenti a conservazioni eseguite in modo improprio
Super-rovine: mo(nu)menti tra passato e futuro
Le rovine sono vive e ambivalenti: oscillano tra pura architettura e “antiarchitettura”. Secondo la definizione vitruviana, l’architettura nasce dall’equilibrio di tre caratteristiche: firmitas, utilitas e venustas. Quando questo equilibrio si rompe e l’integrità di un edificio viene meno, l’architettura diventa rovina. Per realizzare una possibile nuova vita, la rovina può raggiungere una nuova esistenza “superiore” alla precedente (la super-rovina), intesa etimologicamente come “che va oltre, al di là”.
Nella storia i momenti di crisi hanno avuto un ruolo centrale nel mettere in discussione dogmi e metodi consolidati, adattandoli alle esigenze del proprio tempo. Il dopoguerra ha inteso il concetto di “restauro” in modo diverso rispetto al XIX secolo: Roberto Pane ha formulato nel 1944 l’idea del restauro critico. Renato Bonelli ha poi sviluppato questa idea in un approccio architettonico critico-creativo, che mirava a fondere antico e nuovo in un’unità coerente. Approcci simili si ritrovano nei metodi di trattamento delle architetture distrutte dalla guerra. Valgano come esempio l’intervento di Liliana Grassi alla Ca’ Granda di Milano (1949–1957) e quello di Hans Döllgast alla Alte Pinakothek di Monaco (1952–1957).
Oggi ci troviamo di fronte a una crisi diversa. Le super-rovine sono da considerare la risposta al modo di trattare il patrimonio costruito ereditato nel contesto del dibattito ecologico. Si tratta di mettere in atto interventi minimi, dettati dalla struttura esistente e attenti al risparmio delle risorse, attraverso soluzioni che creino in un nuovo insieme architettonico un’armonia dei frammenti, finalizzata a riequilibrare la firmitas della rovina. Attraverso due esempi — Astley Castle nel Warwickshire, Inghilterra (2012), e Torre de Merola, in Catalogna, Spagna (2019) — viene illustrato l’atteggiamento critico-creativo contemporaneo della loro trasformazione in super-rovine. Per super-rovina si intende l’integrazione della rovina nel ciclo di vita presente, che ne garantisca il passaggio verso il futuro.
Restauro e manutenzione. Esperienze da monumenti tutelati nel Cantone dei Grigioni
Attraverso esempi pratici il testo analizza il restauro e la manutenzione delle rovine di castelli nel Cantone dei Grigioni. I dodici principi di Hans Rutishauser – già conservatore cantonale dei monumenti – costituiscono la base teorica degli interventi. Tuttavia, nella pratica questi ideali sono spesso difficili da applicare nella loro interezza, poiché ogni rovina presenta situazioni di partenza differenti e risorse disponibili spesso limitate.
Attraverso tre casi studio vengono qui presentate sfide e possibili soluzioni.
A Hohenrätien (Sils i.D.), la proprietà privata si distingue per l’alto coinvolgimento nella gestione. Misure di protezione nella struttura, copertura dei pavimenti originali e corone murarie rinverdite creano continuità fra restauro, manutenzione ordinaria e gestione dei visitatori.
A Haldenstein (Coira), il pericolo immediato di crollo ha richiesto un intervento finanziato con fondi pubblici. Di conseguenza l’attenzione si è concentrata sulla messa in sicurezza piuttosto che sulla fruibilità. Le misure adottate sono state pragmatiche e integrate con sistemi mirati di drenaggio dell’acqua e semplici possibilità di monitoraggio.
A Neu-Aspermont (Jenins), una fondazione si occupa del restauro coinvolgendo anche apprendisti. Nuovi elementi, come la copertura protettiva e la scala di accesso, mostrano il delicato equilibrio necessario tra conservazione della struttura, accessibilità e finanziamento.
Dai tre esempi emergono alcune considerazioni principali. Strutture protettive, sopraelevazioni murarie e interventi di accessibilità possono preservare la sostanza storica, ma comportano anche nuove sfide e rischi di interpretazione. Ogni intervento deve quindi essere valutato con attenzione, soprattutto riguardo l’autenticità e il grado di modifica.
Elemento decisivo è la manutenzione regolare e sistematica: senza di essa, anche restauri ben eseguiti perdono valore.
L’autore afferma in conclusione che il degrado delle rovine può essere rallentato, ma non completamente impedito. L’obiettivo è quindi una gestione responsabile della rovina, per conservarne il valore storico-documentario da tramandare alle generazioni future.
Monitorare e curare – esperienze nella manutenzione delle rovine
La messa in atto di una manutenzione sistematica delle rovine richiede risorse sufficienti e lo sviluppo di adeguati processi di intervento. Si pongono quindi diverse domande: quale forma di supervisione necessita un determinato oggetto? Con quale regolarità e con quale impegno devono essere controllati e documentati gli stati di conservazione ?
È innanzitutto necessario avere una visione d’insieme dello stato degli oggetti e dei compiti da affrontare. La forma attiva di monitoraggio del bene permette di stabilire priorità nei progetti e di elaborare una pianificazione del personale e delle risorse finanziarie a medio e lungo termine.
Il monitoraggio a lungo termine dovrà fornire in futuro dati sull’evoluzione del degrado consentendo di valutare l’efficacia o meno delle misure adottate. Il monitoraggio permette di osservare per periodi prolungati i processi di degrado, integrandoli nella pianificazione di futuri interventi di restauro.
Prima dell’avvio di un progetto occorre definire quali requisiti debba soddisfare la documentazione a disposizione in termini di precisione e ampiezza. In questo contesto non è fondamentale solo il progetto di restauro in sé, ma anche le linee guida e gli obiettivi per un futuro monitoraggio. Nell’attuazione delle misure, un punto centrale è costituito dalla documentazione dettagliata di tutte le fasi di lavoro.
Osservazioni sul degrado delle rovine di castelli e sui danni conseguenti a conservazioni eseguite in modo improprio
L’articolo si concentra da un lato sulla descrizione delle cause di alcuni tipici danni nelle murature delle rovine di castelli privi di copertura e, dall’altro, sui principali metodi per prevenire in modo efficace tali danni.
Vento, sole, pioggia, neve, ghiaccio e forti sbalzi di temperatura danneggiano qualsiasi costruzione. Quando un edificio non viene più utilizzato e non è soggetto a manutenzione, inevitabilmente col tempo diventa una rovina. Il degrado viene ulteriormente accelerato dalla crescita della vegetazione, dallo smantellamento per il recupero di materiali da costruzione e da atti di vandalismo. A ciò si aggiunge il fatto che la malta di calce umida o impregnata d’acqua non resiste al gelo.
A partire dalla seconda metà del XIX secolo — ma soprattutto tra la prima e la seconda guerra mondiale — in Svizzera sono state indagate e restaurate molte rovine di castelli. Questi lavori furono eseguiti secondo le migliori conoscenze dell’epoca, sebbene spesso in modo improprio se rapportate all’odierno punto di vista.
Ciò significa che le misure adottate hanno provocato a corto termine ulteriori danni. Inoltre molte delle rovine restaurate – non essendo state mantenute in modo sufficiente, se non addirittura del tutto trascurate – hanno visto l’accelerazione del loro degrado. Di conseguenza, negli attuali interventi di risanamento delle rovine si è spesso confrontati con il restauro di murature da riferire agli ultimi 150 anni.




